Dicono che la Calanca...

15 Luglio 2026

“Oh ma tanto è lì, prima o poi ci andrò.” E intanto son passati 70 anni. Per fortuna, grazie al club, finalmente, eccoci in Calanca con 30 valorosi. Per controllare, con un'altra decina di “prima o poi ci andrò”, se quello che dissero in musica era vero. Povera, la Calanca, forse non lo sarà più, un po' selvaggia invece lo è rimasta. Selvaggia e bellissima. Come i suoi villaggi: il primo in cui ci siamo fermati, Santa Maria, ci ha soggiogati con il complesso medievale del 13esimo secolo e la parrocchiale documentata sin dal 1219: arroccati su un promontorio, dominano il paesaggio. Un momento di illuminante meditazione. E poi via verso Augio, per rifocillarci, ai piedi della, ci dicono, famosissima cascata. Questa, purtroppo, non certo per colpa sua, non ha mantenuto le sue promesse. Era certo un bel vedere, ma dato il clima vigente, quello meteorologico intendo, la materia prima era pochina, e l'effetto scarso. Dopo una capatina a Rossa, ultimo villaggio della valle, con le sue cappellette dipinte da artisti contemporanei, scendiamo ad Arvigo: a dominare le strade del villaggio, il suono monotono degli scalpellini che incidono lo gneiss. Un mestiere antico, quello dell'Alfredo Polti SA, che accosta tradizione e tecnologia. Tradizione e modernità in una valle, la Calanca, che ha saputo stare al passo coi tempi. Ma senza strafare e,soprattutto, senza rovinare (troppo) la sua selvaggia bellezza.

Valerio Realini

RSI - News

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